Esiste una relazione diretta tra giardini, parchi & Co. e buona salute? È quello che ci sentiamo dire da quando siamo piccoli, magari dai nostri nonni che avevano un pezzettino di orto o addirittura dei campi e che sembravano sfuggire ai malanni che invece piagavano noi più “cittadini”. È quello che, scientificamente, sta emergendo dalla lettura di libri come “Coltivare il giardino della mente”, di Sue Stuart Smith, psichiatra inglese che ha messo nero su bianco questa teoria.

E va al di là del semplice libro la pratica degli healing gardens: sono i giardini progettati per portare benessere e calmare in residenze per anziani, ospedali o altre strutture analoghe. È una pratica ancora poco nota in Italia, ma ampiamente diffusa in Nord Europa, dove serve anche a garantire spazi curati in aree normalmente non fruibili dal pubblico.

Gli effetti completamente benefici di questi polmoni verdi non fanno solo bene a condizioni psicologiche come ansia e depressione: è provato che la sola presenza in un healing garden aiuta gli affetti da Alzheimer e chi è stato diagnosticato con autismo, e accelera la cicatrizzazione delle ferite. Ne sanno qualcosa le decine di migliaia di pazienti soddisfatte di Motiva, la grande realtà della chirurgia estetica in Europa.

Il segreto di questi luoghi sono non solo gli stimoli dati dalla particolare disposizione delle piante, ma anche le reazioni chimiche messe in moto da particolari specie: sono progettati con attenzione a seconda delle condizioni cliniche dei pazienti che dovranno visitarli.

Le possibilità in Italia

In Italia gli healing gardens non sono ancora massicciamente diffusi, anche se ne esistono (col nome di “giardino terapeutico”) in diversi ospedali della nostra nazione. Si può però, avendo una disponibilità economica importante, trasformare il proprio giardino di casa in uno spazio analogo: esistono studi di progettazione appositi anche nella Penisola.

Per chi, poi, non dovesse avere questa possibilità (per mancanza di budget o di spazi), si può tornare alla teoria della dottoressa Stuart Smith: circondarsi di piante per aumentare il proprio benessere interiore.

Un esempio ormai classico è quello del “giardinaggio da quarantena”, al quale si sono dedicati gli italiani, e non solo loro, durante i lunghi lockdown nel periodo più buio della pandemia da Covid. Non servono restrizioni ulteriori per dedicarsi a questo hobby, né tantomeno spazi ampi: ormai c’è chi coltiva con profitto le proprie piante in barattoli di vetro, e sfruttando anche i piccoli spazi umidi dei bagni. Se poi c’è un terrazzo da sfruttare, anche se piccolo, ancora meglio: lo stress svanirà ancora più velocemente!

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